I Salentini usavano lavorare nei campi in quanto questo incantevole angolo di Puglia era una terra a vocazione prettamente agricola e contadina. La terra era il “pane quotidiano” per i contadini del Salento. Era lei a dare sostentamento ad intere famiglie e dalla terra si traeva il cibo per l’alimentazione quotidiana di tutta la famiglia. Dal grano recuperato da terra dopo la sua raccolta e dopo la bruciatura delle stoppie (che non a caso prende il nome di grano arso), alle erbe spontanee del Salento, sino ai frutti che la terra offriva generosamente, quali fichi, agrumi, mandorle…. Carne e pesce erano un lusso, ai tempi, mentre la frisa pugliese, che oggi conosciamo quasi in versione “gourmet”, sdoganata ed esportata in tutto il mondo come alimento simbolo dell’estate pugliese nel bene e nel male (frutto di aspre critiche per i prezzi eccessivi), altro non era che un semplicissimo pane. Un pane secco, da portare nei campi durante le interminabili giornate di lavoro, al termine delle quali, spesso, non si faceva nemmeno ritorno a casa. Un pane da reidratare e gustare all’occorrenza, facile da trasportare e poco soggetto a deteriorarsi nel tempo. Gustare oggi i sapori autentici del Salento come i citati grano arso e frise significa anche, in qualche modo, conoscere la loro storia. Ecco l’importanza dell’agriturismo: riportare alla luce pezzi di storia di un territorio!

Però, dall’alto del nostro “finto” benessere, proviamo a immaginare il valore di ciò che ci hanno tramandato i nostri avi. Ce ne rendiamo conto? Non sempre…

Fabrizio Manco