Sono nato e cresciuto in questi luoghi. Leuca è sempre stata il mio bozzolo, tant’è piccola….Mare, sole, vento, ma anche amici e amori che portano emozioni e amarezze, che crescono nei contesti adolescenziali di uno studente di liceo che vive il quotidiano come se non ci fosse un domani. A farmi compagnia gli angoli, le strade, le acque, il verde, le ville di Leuca. Perchè Leuca non è una marina, non è una località turistica, ma un rifugio dove vorresti stare al riparo da tutto ciò che non vorresti essere e che non vorresti vivere. E’ la casetta sull’albero, tanto lontana e difficile da raggiungere, tanto sicura e protettiva.

Negli anni Leuca è cambiata. E’ stata criticata, demonizzata, consumata, ma il mio rifugio c’è sempre, è sempre lì, sul tacco d’Italia, dove, si scrive e si dice: “si incontrano i due mari…” E allora tutti mi chiedono: “Ma si vede la linea che divide i due mari?” Sembra che sia diventata una questione di sopravvivenza: “Se non vedo la linea a Leuca non vengo”…. Oppure: “Siamo venuti apposta a vedere la congiunzione dei due mari”. Ma io, dal mio rifugio, mi chiedo: “Sarà mai possibile che possa esistere un evento, un segno, un simbolo della natura che indichi la fine di un mare e l’inizio di un altro?” Siamo sempre bravi ad inventarci le trovate pubblicitarie per “ingannare” i turisti, come il conducente di quel trenino che anni fa, quando da passeggero lo frequentavo con i miei figlioletti, durante una pausa disse: “Leuca è l’unica località al mondo bagnata da tre mari: lo Ionio, l’Adriatico e il Mediterraneo”. E ci riuscì a far sorridere qualcuno, ma non tutti evidentemente erano bravi in geografia!

Ma, alla fine, vogliamo cercare di risolvere l’arcano mistero? Ebbene, cari lettori, sembra che il confine geografico tra i mari Ionio e Adriatico sia regolato da diverse convenzioni geografiche e nautiche. Ho letto di Leuca, Castro e Otranto, ma non ho voglia di approfondire… Se lo volete fare voi andate su Wikipedia e vi diranno tutto, anche che la famigerata “linea” di demarcazione che si può notare in alcune immagini magari un po’ “trattate”, sembra sia dovuta al diverso grado di salinità presente nelle acque in corrispondenza di punta Meliso, dove peraltro, spesso i venti e le correnti sono deviati dalla presenza del promontorio, creando una zona sopravento e un’altra sottovento con tonalità di azzurro che possono cambiare.

E comunque, che siano uno, due o tre mari, Leuca rimarrà sempre il mio rifugio, anche oggi che ho 60 anni. Ma più invecchio e più mi accorgo che i ricordi sono molti di più degli anni vissuti.

Fabrizio Manco